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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Gazzettino " del 15 Gennaio 2018

"Scale mobili: ci sono cani di serie A altri di serie B"

A Lambioi permessi solo gli animali con il patentino. LA PROTESTA.

BELLUNO. «Ma quale soluzione, è l'ennesima problema profuso dal Ministero dell'Interno e dei Trasporti». Una parte dei non vedenti canta fuori dal coro. La modifica all'articolo 6 del decreto ministeriale 18 settembre 1975 fa saltare la mosca al naso a quella parte dei ciechi che, nel maggio del 2015, aveva sollevato la questione scale mobili e divieto per i cani guida fino ad arrivare alla protesta. Oggi il divieto, grazie alla modifica firmata da Delrio, è stato tolto: l'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Belluno ne gioisce e ne è soddisfatto il sindaco Jacopo Massaro, ma Simona Zanella vice presidente di Blindsight Project non è d'accordo. «Non si risolve in questo modo il problema spiega -. L'articolo dichiara che possono accedere alle scale mobili i cani addestrati da scuole riconosciute dall'Uici, ma ad oggi nessuna scuola lo è. E come la mettiamo con chi, invece, fa addestrare il proprio cane da un privato?». Un esame di idoneità sarebbe ciò che davvero scioglierebbe il nodo della questione. Gli animali che lo superano possono accedere agli impianti, tra cui quello di Lambioi, tutti gli altri no. Semplicemente. «Esistono e nei fatti sono sempre più numerosi, i ciechi che, soprattutto dopo il primo cane guida, si ritrovano a non potere attendere i tempi astronomici delle liste di attesa delle scuole per cani guida spiega Massimiliano Bellini, responsabile comunicazione per Blindsight -. A titolo esemplificativo, per Milano e Padova siamo attorno ai 18 mesi, mentre per Scandicci, se non sei toscano, puoi arrivare anche a più di due o tre anni. Questi ciechi, di fatto, il cane se lo fanno addestrare privatamente. Quest'impostazione di fatto crea cani guida di serie A e cani guida di serie B e, di conseguenza, conduttori di serie A e conduttori di serie B, giacché il decreto in questione parla di scuole riconosciute e non di addestratori; né potrebbe essere diversamente, perché in Italia non esiste un albo per addestratori cinofili generalisti, e meno che meno esiste un albo di addestratori per cani guida». Insomma bene ma non benissimo, la questione a detta del gruppo è intricata e ancora lontana dalla risoluzione.

 

 



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