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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Avvenire" del 19 Febbraio 2015

"Anno scolastico a rischio per i ragazzi ciechi"

 

MILANO. «Le famiglie sono disperate. Quest’anno scolastico ormai è quasi perso. E se non si trova presto una soluzione, si rischia di compromettere anche il prossimo». Silvia Seno Truccolo, presidente dell’Associazione genitori ragazzi non vedenti e ipovedenti (Ageranvi), non usa giri di parole per dar voce «alle famiglie di 170 bambini e ragazzi che dal settembre del 2014, in Provincia di Milano, vedono negati i servizi di consulenza tiflodidattica e tifloinformatica ai loro figli. Una cosa mai accaduta. Sono servizi indispensabili ai nostri ragazzi e che nelle altre province si continua ad erogare. La Provincia di Milano e la Città Metropolitana che le è succeduta dicevano e dicono di non aver fondi. Altrove, evidente- mente, li si è trovati».

 

Di questa situazione si sta facendo carico, con l’Ageranvi, l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uic) di Milano. Insieme sono giunte alla decisione di «rivolgersi al magistrato affinché gli inalienabili diritti dei ragazzi disabili visivi in materia di educazione e formazione, sanciti dalla Convenzione Onu e dalla Costituzione italiana, non siano ulteriormente negati», si legge in un comunicato congiunto diffuso ieri da Uic e Ageranvi.

 

«Il tiflologo – spiega Silvia Seno Truccolo – è una figura di pedagogista specializzato nel percorso didattico di bambini e ragazzi non vedenti o ipovedenti. È una figura necessaria perché possano lavorare e interagire, al servizio del cammino formativo del singolo allievo, tutte le altre figure – dall’insegnante all’assistente alla comunicazione, quella che una volta era la 'lettrice'. Senza il tiflologo – incalza la presidente di Ageranvi – non solo si butta via quest’anno scolastico, ma si rischia di rovinare anche il prossimo: agli insegnanti, infatti, manca l’interlocutore per identificare e decidere quali libri, dispense e materiali stampare in braille per il prossimo anno scolastico. Un lavoro che si dovrebbe fare questa primavera...».

 

Torniamo al comunicato di Uic e Ageranvi. Che esprime tutto il loro «disappunto» per «la posizione assunta dal Settore Welfare, Terzo settore e sostegno disabilità e fragilità della Città Metropolitana in relazione alla interruzione, dal settembre 2014, dei servizi di consulenza tiflodidattica e tifloinformatica ». Un’interruzione «che ha portato grave pregiudizio ai processi di integrazione scolastica e alla continuità dei processi di apprendimento dei minori disabili visivi», a fronte della quale Uic e Ageranvi «sono costrette, loro malgrado, dopo aver cercato solidarietà nella parte più sensibile del mondo sociale e politico, a rivolgersi al magistrato ». Nelle altre province, sottolinea Rodolfo Masto, commissario dell’Istituto dei Ciechi di Milano, «hanno tiflologi interni fin dagli anni ’70 che vanno nelle scuole a preparare i programmi»; la Provincia di Milano invece aveva affidato il servizio proprio all’Istituto di via Vivaio. Ma senza più dare le risorse necessarie. Seicentomila euro: tanto basterebbe, è la stima dell’Istituto, per assicurare il servizio, compreso il materiale didattico. La parola, ora, è agli avvocati. Con la speranza che si arrivi a una soluzione. Prima che debba essere un giudice a ristabilire gli «inalienabili diritti» di questi ragazzi.

 

di Lorenzo Rossoli

 



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