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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"La Stampa" del 21 Aprile 2016

"Cieca, mi sono persa e nessuno mi aiutava"

FOSSANO. «Il cieco fermo sul bordo del marciapiede aspetta che qualcuno se ne accorga, rallenti la sua fretta... come se fosse in bilico su di un profondo abisso» cantava Marco Masini in «Dal buio». Nella canzone, però, c'era un momento dolce ed emozionante perché «all'improvviso s'arresta una ragazza, è certamente bella lo sente dall'odore e...i due saltano l'abisso senza precipitare». Ma la mattina in cui Rosanna Cavallero, 66 anni non vedente dalla nascita, ha perso improvvisamente l'orientamento, tra la sua casa e quella del figlio, in via salita al Castello, a Fossano, non c'era nessuno ad aiutarla.

«Chiudete gli occhi»

«Provate a chiudere gli occhi, immaginate di essere al buio - racconta - e provate a percorrere quella strada che avete fatto mille volte. È mattina presto e, nonostante le 400 ore di scuola per l'uso del bastone con il maestro Marco Rosso e quelle con la psicologa per gestire gli imprevisti, perdete per un attimo la concentrazione. Solo un attimo, vi siete alzati da poco, ma è ciò che basta per sbagliare qualche passo e non sapere più dove vi trovate. Il bastone tocca un gradino, ma nella solita strada non ce ne sono. Ora immaginate di chiedere aiuto, di sentire le auto passare, avvertire la presenza di un cane, udire il rumore di passi, ma non avere risposte. L'ansia si trasforma in terrore quando sentite l'erba sotto i piedi e il rumore di un torrente».

È nitido il racconto di Rosanna e in grado di trasmettere tutta la paura e l'angoscia provate quella mattina di qualche giorno fa. «A Fossano mi conoscono tutti - prosegue -: chiedevo "Sono cieca, mi tolga dalla strada, mi metta vicino al muro, mi aiuti". Sentivo solo silenzio e rumore di passi». Ma Rosanna è una donna forte.

Autonomia che inganna

«Anche se non vedo - racconta - ci tengo ad andare dal parrucchiere, mi metto lo smalto e mi trucco. Canto e suono nelle case di riposo, faccio parte dell'Osservatorio barriere architettoniche e volontariato, scrivo al pc con sintesi vocale. Forse le persone sono più portate ad aiutare chi magari è su una sedia a rotelle. La mia autonomia può ingannare. Ma la vita è meravigliosa e degna di essere vissuta sempre, il meglio possibile». Per fortuna quella mattina c'era la sua amica Michela Capriolo che stava arrivando a Fossano per una visita. «Tremavo, ma sono riuscita a prendere il telefono nella borsa - racconta ancora Cavallero - e a schiacciare il tasto che corrisponde al suo numero. Le ho detto che mi ero persa, ma non sapevo dov'ero. Lei, con due persone, è corsa a cercarmi. Che gioia quando ho sentito la sua voce». Perché ci racconta la sua storia? «Per sensibilizzare le persone - conclude -: era la prima volta e spero non accada più a nessuno di sentire l'indifferenza in un momento difficile».

 



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