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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Secolo XIX" del 4 Novembre 2016

Chiavari, tutti gli ostacoli della città invisibile

Viaggio in centro città nei panni di una persona non vedente: dagli attraversamenti pedonali senza segnale acustico alla stazione Fs inaccessibile, tutti gli ostacoli. “La disabilità è tale quando la società non è pronta ad accoglierla”.

CHIAVARI. Basta chiudere gli occhi pochi secondi, per intuire cosa significhi: attraversare sulle strisce pedonali un incrocio trafficato, affidandosi esclusivamente al proprio udito, può sembrare un'esperienza simile a un lancio nel vuoto.

Per le persone con disabilità visiva, che ogni giorno si cimentano nell'audace impresa della vita quotidiana, si tratta di una normale quanto pericolosa routine: percorrere il centro di Chiavari insieme a Nicolò Pagliettini, giovane presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti onlus di Chiavari, significa innanzitutto scoprire che ogni disabilità è diversa, ma che tutte possono amplificarsi o annullarsi se la società si dimostra, o meno, preparata ad accoglierle.

«Nella quotidianità delle persone ci sono tanti ostacoli che potrebbero essere facilmente rimossi – spiega Pagliettini– Esistono delle normative europee, ma basterebbe il buon senso per fare tanto».

A Chiavari, non esistono semafori con segnalatori acustici. Partiamo dai portici di via Nino Bixio per indirizzarci verso piazza Roma. Al termine della via, scopriamo che le strisce pedonali sono disegnate in senso obliquo, rendendo impossibile capire se si sta andando nella direzione giusta. Inoltre, la curva e i parcheggi di auto e moto ostruiscono la visuale alle automobili in transito, senza contare che alla fine delle “zebre” campeggia anche un raccoglitore dei rifiuti. Infine, la confusione e il vociare dei bambini che giocano nei giardini al centro della piazza interferiscono con il principe strumento sensoriale a disposizione delle persone cieche: l'udito. Per intuire se un semaforo è verde o rosso, ci si affida infatti alla “pausa netta”, quel momento di silenzio del traffico che peraltro in zone centrali è poco frequente. Le norme europee vieterebbero gli attraversamenti in prossimità di un angolo. «Spesso l'unica soluzione è chiedere aiuto a un passante ma per molti non è facile, anche per una questione di orgoglio».

Dove non arrivano le automobili, ecco l'invadenza di bar e attività commerciali oppure l'inciviltà di chi sfreccia in bicicletta dove non potrebbe. Nel centro pedonale, le lavagnette che reclamizzano i menù dei ristoranti sono in mezzo alla strada: da via Martiri della Liberazione a corso Garibaldi, camminare senza schivarli è quasi impossibile. Dalle merci esposte in strada ai tavolini selvaggi, una persona non vedente deve necessariamente imparare la tecnica della gincana. In corso Garibaldi all'angolo con via Vinelli, c'è poi un marciapiede particolarmente ingannevole: uno scivolo seguito da un gradino dove, come conferma il titolare del bar vicino, non serve essere ipovedenti per ruzzolare a terra.

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di Eloisa Moretti Clementi



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