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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Giorno" del 2 Febbraio 2017

Retina artificiale creata dalla seta

La retina costituita da un substrato di seta e dal politofene un polimero fotovoltaico potrebbe dare la vista a chi non l'ha mai avuta Il progetto scientifico è stato già accettato dalle prestigiose riviste Nature Materials e Nature Photonics.

Retine in seta contro la cecità e nanoparticelle da mangiare Viaggio nell'Iit milanese. Eccellenze, progetti e volti dell'Istituto di Tecnologia. Ingerire microsostanze capaci di portare la cura solo dove serve significa minimizzare l'invasività delle terapie.

MILANO. Nascosto alla vista. In un cortile interno di via Pascoli. Dalla strada non se ne può indovinare la presenza. La collocazione fisica della sede milanese dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) è metafora pronta e facile di quelle eccellenze che Milano e l'Italia hanno eppure sembrano dimenticare. Il complesso si estende per mille metri quadrati e vi lavorano 150 persone. La parte riservata ai laboratori, però, non va oltre i 400 metri quadrati. Stanze dove si forgia il futuro, stanze che in un futuro non troppo lontano - così si spera - potrebbero svuotarsi per riaprire sul sito Expo. Tutt'altra vetrina, allora. L'Iit è tra gli 11 enti incaricati di trasporre dalla carta millimetrata alla realtà il progetto dello Human Technopole, progetto forte della seconda vita dell'area dell'Esposizione 2015. IL TRASLOCO non è ancora certo. Potrebbe anche essere parziale. O non essere proprio. Un fatto invece è certo: bastano poche ore in via Pascoli per avere un'idea fatta e finita di che significhi studiare, ricercare, realizzare «tecnologie che migliorano la qualità della vita», come da indirizzo del Technopole. Il «Centro per le Nanoscienze e la Nanotecnologie», coordinato da Guglielmo Lanzani (uno di quelli che ha scritto la missione scientifica dello Human Technopole) ha messo a punto una retina artificiale che potrebbe dare la vista a chi non l'ha mai avuta. «Una retina - spiega Lanzani - costituita da un substrato di seta (sì, proprio così: seta ndr) e dal politofene, un polimero fotovoltaico», un polimero capace di assorbire la luce. Il progetto scientifico delle retina in seta è già stato accettato dalla prestigiosa rivista scientifica «Nature Materials» e, ancora prima, da «Nature Photonics». Gli arbitri internazionali incaricati, come da prassi, di sindacare sulla bontà del progetto scientifico si sono espressi in senso favorevole a Lanzani e al suo team. Finora tale retina è stata sperimentata sui topi e ha dato risultati. Avviata anche la sperimentazione sui maiali. Ora si attende che «entro due anni massima» il comitato etico dell'Ospedale Negrar di Verona, dove lavora Grazia Pertile, che ha lavorato fin dall'inizio al progetto insieme all'Iit, autorizzi la sperimentazione sull'uomo. «Le retine artificiali fin qui utilizzate - spiega Lanzani - sono in silicio, necessitano di alimentazione esterna e non garantiscono il recupero totale della vista. Questa retina, invece, è biocompatibile, i test fin qui condotti dicono che sta nell'occhio senza provocare infezioni, si autoalimenta senza fonti esterne proprio perché fotovoltaico e, se le nostre previsioni saranno confermate, garantisce una vista normale, dettagli inclusi». ACCANTO a lui c'è Bruno Amati, coordinatore del Centro di Genomica dell'Iit milanese. Qui si è capito perché alcuni antibiotici di uso comune possano essere usati per vincere alcuni tipi di tumore. E si sta lavorando per mettere a punto cure che, combinando tali antibiotici ad altri farmaci, consentano di superare la malattia. È il caso della Tigeciclina, che ha effetto su linfomi, carcinoma al fegato, al polmone e al seno. La Tigeciclina uccide le cellule tumorali tagliando loro i viveri, tagliando le fonti energetiche interne. Per l'esattezza agisce sul mitcondrio, un organello considerato la centrale energetica della cellula senza danneggiare le cellule sane. «Il prossimo passo è trovare una terapia combinata con l'antibiotico in grado di fermare del tutto alcune di queste forme tumorali molto aggressive - spiega Amati -. Si stanno già pianificando i test clinici, essendo il farmaco già in uso l'iter burocratico sarà più breve del solito». Non è finita. A proposito di tecnologie capaci di migliorare le cure mediche, a partire da quelle oncologiche, all'Iit stanno mettendo a punto cure a bassissima invasività. Ad esempio nanoparticelle dotate di liquido chemioterapico capaci di dirigersi verso le cellule contaminate e di sprigionare il medicamento evitando così il manifestarsi di effetti collaterali nel paziente, quale la caduta dei capelli. Di più, all'Iit si lavora a nanoparticelle completamente digeribili in modo che, una volta ingerite, lavorino nell'organismo limitando, di nuovo, gli effetti distorti delle terapie. Appeso su una parete dell'ufficio in cui Lanzani e Amati ci hanno accolto c'è una massima che dice tutto sulla filosofia con la quale si lavora in questo angolo nascosto di Milano. È una massima del generale Sunzì, si trova nel trattato «L'arte della guerra» e spiega che «non è il più abile in assoluto chi in cento battaglie riporta cento vittorie. Il più abile in assoluto è chi sottomette le truppe dell'avversario senza nemmeno dare battaglia».

di GIAMBATTISTA ANASTASIO, giambattista.anastasio@ilgiorno.net



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