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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"SuperAbile.it" del 13 Febbraio 2013

Lo shiatsu e le persone cieche: un rapporto in crescita

Dalla nascita della disciplina in Giappone ai corsi di formazione dell'Accademia italiana Shiatsu Do di Firenze: il maestro Sauro Fani racconta la storia, gli sviluppi e le potenzialità di una pratica che, inizialmente, era svolta soprattutto da persone cieche. E che ancora oggi rappresenta una preziosa opportunità

FIRENZE. Si è concluso a Firenze il nono corso Shiatsu dedicato a ciechi ed ipovedenti, realizzato dall'Accademia Italiana Shiatsu Do, in collaborazione con il Consiglio Regionale Uici della Toscana. Giunto oramai alla sua nona edizione, ha visto in questi quasi 10 anni la partecipazione di circa un centinaio di non vedenti ed ipovedenti provenienti da tutta Italia. A raccontare il senso di questa iniziativa, soprattutto in relazione con le persone non vedenti, è il maestro Sauro Fani. "Per cercare di fare chiarezza e sgomberare i molti luoghi comuni, potremmo dire che lo shiatsu, è considerata una disciplina ‘evolutiva', la cui espressione tecnica si basa sul portare una serie di pressioni con il palmo della mano, con il pollice e con il gomito su determinate zone del corpo, e lungo percorsi energetici riconosciuti e studiati da millenni; proprio a causa del sostegno, l'avvolgenza e la cura che l'operatore porta nell'accompagnare colui che riceve il trattamento, si riscontra la diversità con alcune forme di massaggio tradizionale dove si hanno impastamenti, sfregamenti, manipolazioni ecc, direttamente sulla pelle. Lo shiatsu, di origine giapponese, nella sua forma di massimo rispetto per l'essere, si esercita sulla persona vestita, adagiata su comodi futon".

Come forma di terapia manuale dapprima denominata "Anma", questa tecnica nasce in Giappone all'inizio del ventesimo secolo. Come ricorda Sauro Fani, "fin dagli inizi del ventesimo secolo, la pratica dello Shiatsu era quasi totalmente appannaggio dei ciechi, che potevano così garantirsi il sostentamento economico. Nel Giappone occupato dopo la seconda Guerra mondiale, il generale Douglas MacArthur proibì la pratica di ogni medicina tradizionale, quale agopuntura, moxibustione e Shiatsu, ritenendo queste tecniche non scientifiche e pertanto superflue. Di conseguenza, molti terapisti persero il lavoro e tanti giapponesi ciechi si trovarono nella più completa disperazione, al punto da arrivare, in alcuni casi, al suicidio".

Ad attivarsi fu allora l'associazione giapponese dei Ciechi, che inviò un appello alla scrittrice ed insegnante statunitense sordo-cieca Helen Keller, chiedendo la sua intercessione. "La Keller scrisse al presidente degli Stati Uniti Harry Truman - riferisce Fani - che a sua volta fece pressione sul Generale MacArthur, affinché questi cambiasse la legge in vigore. Gli esperti di Shiatsu ed Agopuntura ciechi del Giappone onorano ancora la memoria di Helen Keller: a Tokyo è stata istituita una scuola di Shiatsu ed Agopuntura, soprattutto per i ciechi, chiamata appunto The Helen Keller Institute. Ma è agli inizi degli anni novanta - continua - che lo Shiatsu ha sviluppato un percorso autonomo, producendo forme originali e creando nuovi spazi. Oggi abbiamo professionisti shiatsu non vedenti, che prestano la loro opera presso centri anziani, palestre, o in studi privati, e alcuni fisioterapisti e psicoterapeuti, che hanno integrato lo Shiatsu nella loro professione. Ma l'aspetto più importante che preme sottolineare, è il potente valore d'integrazione sociale che questa disciplina estrinseca attraverso la sua diffusione".

Per quanto riguarda i corsi di formazione per persone non vedenti, "da circa 10 anni - riferisce Fani - la sede fiorentina dell'accademia Italiana Shiatsu Do, organizza questi percorsi formativi, grazie ad istruttori ed assistenti che, nel tempo, hanno maturato le necessarie competenze al fine di poter trasmettere con efficacia e semplicità le particolari tecniche e posture utilizzate. Infatti, a differenza di quel che avviene nei corsi tradizionali, dove ogni posizione o sequenza viene dimostrata visivamente agli alunni che in un secondo momento dovranno ripeterla, qui verrà verbalizzato ogni movimento che gli allievi andranno poi ad eseguire, accompagnandoli così in un lavoro sia individuale che di gruppo. Paradossalmente, considerando che i corsi sono adattati alle specifiche necessità di chi non vede o vede poco, ma che non vogliono e non debbono essere ad loro esclusivo appannaggio, gli allievi vedenti inseriti in questi corsi trovano particolarmente prezioso questo doppio canale di formazione visiva ed uditiva, innescando così quell'integrazione tra ciechi e vedenti, che nasce da un comune linguaggio del corpo. Il corso prevede un primo incontro introduttivo, nel quale iniziano a muovere i primi passi in questa disciplina. Per chi intende poi proseguire la formazione, le lezioni avranno scadenza mensile, e saranno essenzialmente basate su esperienze pratiche. Non è richiesta alcuna preparazione in particolari discipline o materie: l'unica cosa necessaria è la curiosità di scoprire una disciplina che, se affrontata con passione, può cambiare davvero il nostro modo di essere e di rapportarsi con il mondo che ci circonda".

 



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