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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"La Stampa" del 19 Aprile 2013

Sono cieco, scrivo su Facebook e non sono un truffatore!

Un giornalista non vedente chatta da Bruxelles e protesta contro l' idea che frequentare la rete sia prova di falsa invalidità

di Gianluca Nicoletti

I ciechi possono benissimo gestire un loro profilo Facebook…E’ bene ricordarlo, perché proprio su Facebook molti di loro si stanno arrabbiando veramente tanto. La protesta dei ciechi 2.0 è scoppiata nella mattinata, quando nel social network è iniziata a circolare la notizia di un blitz della Guardia di Finanza nella provincia Palermo, che ha portato all’ arresto di tre falsi ciechi che prendevano la pensione sociale da 30 anni. Secondo il comunicato stampa delle Fiamme Gialle uno degli arrestati: “Risultava avere un profilo Facebook, con numerose foto comprovanti una vita del tutto normale".

Sicuramente la frase, presa e messa in un titolo, non è stata delle più felici, almeno nella considerazione dei tantissimi non vedenti che tranquillamente usano le tecnologie informatiche, proprio per sentirsi il più possibile partecipi di una vita sociale attiva. Spesso anche l’ enfasi con cui viene data notizia della scoperta di falsi invalidi crea disagio in chi realmente soffra di una disabilità. L’ impressione è che sia una sottile maniera per sottolineare la larghezza di criterio con cui sono assegnati i sussidi. In realtà non è così, chi ha problemi lo sa bene, ma in questo caso il fastidio è ancor più accentuato dall’ imprecisione, non è possibile definire come falso cieco chi utilizza smartphone o tablet; chiunque dovrebbe sapere che il voice over rende l’ apparecchiatura accessibile a chi non vede, permettendone l’ uso come un'utilissima protesi relazionale.

Sull' onda della protesta mi ha scritto, proprio sulla chat di Facebook, Maurizio Molinari, un collega giornalista cieco. Maurizio collabora da Bruxelles per la BBC World Service e per Redattore Sociale, mi ha mandato il link di un pezzo in cui si titolava, come prova di colpevolezza del finto cieco, che avesse un suo profilo Facebook: “Ti prego leggi questo delirio, ma quando si smetterà di fare disinformazione? Io sono reo confesso: falso cieco perché ti sto scrivendo su Facebook, ho un profilo Twitter, faccio il giornalista, gioco a carte, intrattengo relazioni con l'altro sesso, faccio sport, ho una vita sociale attiva, vado dal barbiere e a fare la spesa da solo... Devo continuare? “

Ho chiesto a Maurizio di approfondire i motivi del suo risentimento, mi ha risposto a tempo reale: “Pieno rispetto dell'operato della GDF, ma le parole contano, non si scrive che uno è un falso cieco e ha anche un profilo Facebook o che aveva persino una vita sociale attiva, o che fa la spesa in autonomia... Semmai quello che c'era da scrivere era che dalle foto sul profilo Facebook si capisce che il tipo ci vede... La GDF può scrivere un comunicato stampa come vuole, facendo tutto il sensazionalismo del caso, ma un giornalista no. Scusa sto scrivendo da cani, ma sono al volo che sto scappando. Sai, ho una vita sociale attiva, ora vado a correre, poi in radio e poi a cena fuori...Lo confesso, sono un falso cieco!”



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