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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Tirreno" del 5 Maggio 2013

«Messa alla berlina, sono una vera invalida»

SAN GIULIANO TERME. Tesa, indignata e sbigottita, con la rabbia di chi intende far sentire le proprie ragioni. La reazione di Lorella Barbuti alle accuse di falsa invalidità per cecità assoluta a seguito dell’operazione ”Blind dancer” (ballerina cieca) della Guardia di Finanza di Pisa è tutt’altro che remissiva e preannuncia “venti di tempesta” a suon di carte bollate. Abitante nel territorio di San Giuliano, cinquantacinque anni, dipendente della società Valdarno come centralinista, la donna difende a spada tratta la sua posizione. «Mi hanno messo alla berlina – afferma indignata la donna – perché non accettano il mio orgoglio di fronte ad un handicap visivo che cerco di contrastare con tutte le mie forze. Non mi vedranno mai rassegnata in un angolo o con un bastone bianco in mano». Signora Barbuti, quale è esattamente il grado della sua malattia? «Soffro di una forma di retinite pigmentosa dalla nascita che mi ha completamente oscurato l’occhio destro, lasciandomi al sinistro una lieve capacità percettiva delle ombre e dei movimenti della mano». Come si organizza nelle faccende di casa e negli spostamenti? «In casa ho ormai memorizzato gli spazi e la posizione delle cose, riuscendo ad avere una minima autonomia, mentre all’esterno tendo ad avere più difficoltà ricorrendo quando possibile al sostegno di qualcuno». E per il lavoro? «Fino allo scorso ottobre mi prelevava un mezzo della Pubblica Assistenza, poi mi è stato detto che non c’erano più fondi, per cui è mio marito ad occuparsi di me». Ci sono margini di miglioramento per il suo handicap visivo? «Ormai no. Tutti gli ultimi esami di acuità visiva (Visus) hanno dato esito sfavorevole. Forse si poteva fare qualcosa se il problema fosse stato affrontato meglio prima dei quattordici anni, ma ad oggi nessuna speranza da parte dei tanti specialisti che ho interpellato. Ho subito lo scorso gennaio l’intervento di cataratta all’occhio sinistro e lì è cominciato un altro calvario». Cosa intende esattamente? «Rientrata al lavoro dopo un mese di degenza, mi hanno spostato dal piano terra a quello superiore relegandomi in una stanzetta isolata dalle 7,45 alle 14,20 senza fare nulla». È stata accusata di frequentare bar e sale da ballo. «Un cieco deve rinunciare alla vita? La mia cecità è dettagliatamente comprovata da certificazioni mediche che posso esibire in qualsiasi momento a testimonianza del mio stato. Sì, è vero, vado al bar a prendere un caffè, ogni tanto frequento una palestra a Pisa supportata da un personal trainer e mi piace ballare danze orientali. Si riesce a muoversi come qualsiasi altro quando si memorizzano gradini, passi e spazi gestibili». Come ha reagito a quel video in cui è ripresa a sfogliare le pagine di un quotidiano su una scrivania? «Posso percepire i contorni delle figure, non certo leggere e in quella stanzetta era un modo per ingannare il tempo». Lei usa anche il cellulare. Come riesce a gestirlo? «Ho installato un programma di sintesi vocale con cui posso chiamare e inviare messaggi senza difficoltà. Inoltre ho seguito un corso specifico per l’apprendimento del codice di scrittura Braille che utilizzo a seconda delle circostanze». Le viene contestata anche la capacità di truccarsi in modo mirato. «Sì, ma conosco ormai il mio corpo alla perfezione. Il rigo agli occhi è di quelli permanenti come lo smalto delle unghie. Per il rossetto e il resto mi faccio aiutare da mia figlia. Sono una cieca che non rinuncia alla gioia di essere donna. È un peccato?».

di Luciano Bartalini

 



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